Tratto dall'edizione numero 2 del 16/09/2022

Pnrr, il rush di Draghi tra inefficienze e ritardi. E ora l’incognita voto

di Giorgio Costa

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Il Pnrr è decisivo per l’Italia ma è in salita: inflazione, incapacità di spesa degli enti locali, scarse informazioni

Si fanno i bandi, poi non si sa come vanno a finire. Si stilano progetti, ma poi non si conosce esattamente il loro destino. Il Mezzogiorno d’Italia dovrebbe essere destinatario del 40% dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma la quota, finora, è stata largamente disattesa. Il Pnrr è forse il più grande progetto politico-economico del dopoguerra: per l’Italia vale diversi punti di Pil nei prossimi 4 anni con i suoi interventi complessivi per 191,5 miliardi del Recovery Fund (che salgono a 221,5 con i 30 del Fondo complementare). Eppure stenta a realizzare in pieno la propria portata, tra difficoltà nel varare le riforme necessarie per ottenere i fondi europei, trasparenza limitata sui progetti e inefficienze delle amministrazioni locali. Il governo dimissionario Draghi ha spinto finora sull’acceleratore delle misure per centrare gli obiettivi fissati dal cronoprogramma; ma le elezioni anticipate del 25 settembre e i tempi lunghi per la formazione del nuovo governo aprono una fase di incertezza già sulla prossima rata da 21,83 miliardi che l’Europa dovrebbe darci a fine anno.