Tratto dall'edizione numero 2 del 16/09/2022

Tremonti al Settimanale: “Contro la crisi della globalizzazione gli arsenali della democrazia”

di Claudio Brachino

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Il modello economico commerciale su scala planetaria è finito, ora si passa a un mondo diviso e l’asse si sposta da Occidente a Oriente

Professore, nel suo ultimo libro già dal titolo punta il dito contro la globalizzazione, trent’anni con poche luci e molti danni gravi.
«Guardi, se si può scegliere un’immagine, la crisi che arriva è tipo crisi del 1929. La puoi vedere su tanti punti: sull’energia, ma anche nella recessione, nell’inflazione, in tanti segni. Tra l’altro forse non è ancora chiaro, ma si sta spostando l’asse del mondo: dall’Occidente all’Oriente, dall’Atlantico al Pacifico. Ha presente la guerra tra Sparta e Atene, la guerra del Peloponneso? È il Pacifico. Il libro è breve, ed è breve perché ho avuto 30 anni per scriverlo. E in effetti sulla globalizzazione, sui pro e i contro, ho scritto fin dal principio. Addirittura ricordo il luglio 1989: era il bicentenario della Rivoluzione francese, il Corriere mi chiese un articolo e notavo allora che si stava spezzando la catena Stato, territorio, ricchezza. Gli Stati si reggevano su questa catena. Avevano il monopolio sulla forza perché controllavano la ricchezza. La ricchezza, sia pure in parte allora minore, stava entrando nella Repubblica Internazionale del Denaro. E il Corriere titolò: una rivoluzione che svuoterà il Parlamento. Come la prima, francese, è l’invenzione del Parlamento, così questa sarà il principio dello svuotamento. Noto che il Muro cadde in novembre. Allora si era in luglio. E da allora ho scritto sempre su questo. Ho scritto “Nazioni senza ricchezza, ricchezza senza nazioni”. Il fantasma della povertà, quando dalla Cina e via via fino al mondus furiosus inizia a rompersi la globalizzazione, fino a oggi. La cifra, l’intensità delle cose che stanno arrivando con la fine della globalizzazione è drammatica. Ed è una crisi che ricorda un po’ quella del ‘29. Poi la vedi su tante cose, anche sulle bollette, ma in realtà l’abbiamo vista sulla guerra. L’abbiamo vista con la pandemia, la vediamo nella modifica delle strutture sociali, la vediamo nell’anagrafe – se si va avanti così tra vent’anni non abbiamo più le pensioni e gli ospedali. Il punto vero è questo: il mondo sta cambiando, finita la globalizzazione, si passa dal vecchio mondo pacifico e piano a un mondo diviso e contrastato. Vediamo il rapporto adesso guerra-Russia. Il vero conflitto sarà tra Occidente e Oriente. Si sposterà, si sta spostando dall’Atlantico verso l’Asia. E non è che queste cose uno le vuole, anzi. Tuttavia, forse qualcuno ricorda quando dicevo che la Cina era un problema e tutti a dire che era la soluzione. E la cosa giusta è stata fatta in un tempo sbagliato, cioè in un tempo troppo breve.
E adesso vediamo i problemi, che sono dappertutto. Lei pensi alla Germania: la Germania campava con l’energia russa e con la vendita d’auto in Cina. E adesso forse si pone qualche problema di sistema, se è vero tutto questo e io credo che sia vero. Lei confronti quello che i leader dell’Occidente hanno scritto l’anno scorso nel comunicato finale del G20 a Roma, prima di andare a gettare le monetine. È un documento di straordinario ottimismo, i leader non capivano cosa stava arrivando. Kissinger dice che sono degli irresponsabili. Io, più gentile, ho scritto “turisti della Storia”. Abbiamo classi politiche che non sono capaci di capire cosa sta succedendo. La domanda vera è questa: sono le classi della globalizzazione, possono governare il mondo che arriva, un mondo cambiato? Diceva Einstein durante la Crisi del ’29 che non puoi far gestire le crisi a quelli che le hanno causate. Questo è il punto».