Tratto dall'edizione numero 2 del 16/09/2022

Anche il vino ha le sue Pmi

di Riccardo Lagorio

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Un mondo di piccoli produttori: il 35 per cento non supera le 50mila bottiglie all’anno. Ogni settimana, da Nord a Sud, vi proponiamo tre vini d’eccellenza

Piccolo è bello? Anzi, è buono? Non c’è una regola precisa. Tantomeno nel mondo del vino e cosa, di chi e come scrivere è sempre una scelta soggettiva. La storia delle persone e del territorio che rappresentano, la personalità del produttore, l’origine (se da uva autoctona o internazionale) e il rispetto della materia prima a prescindere dalle certificazioni sono le pietre miliari che muoveranno il nostro viaggio enoico attraverso l’Italia. Fatte queste considerazioni, il racconto si snoda attraverso una selezione naturale, escludendo i casi dove il processo produttivo dall’uva al vino assomiglia più a una manifattura industriale che artigianale. In Italia le cantine si possono suddividere in piccoli produttori (fino a 50mila bottiglie) che rappresentano il 35% del totale, produttori di medie dimensioni (da 50mila a 150mila bottiglie) in ragione del 35%, grandi produttori che sono il 20% (e mettono sul mercato da 150mila a un milione di bottiglie), un 10% di grandissimi produttori (con oltre un milione di bottiglie prodotte sino a 65 milioni). Il cuore delle aziende agricole italiane è (ancora una volta) quello delle piccole e medie imprese.