Tratto dall'edizione numero 3 del 23/09/2022

Le vinacce “hi-tech” per il biomedicale e la cosmetica

di Roberta Favrin

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Dell’uva non si butta niente: tra i vigneti dell’astigiano Marco Morra e Giorgio Iviglia estraggono polifenoli per impianti dentari e creme di bellezza

di Roberta Favrin

Il profumo di Barbera pervade il laboratorio, le vinacce fresche della vendemmia mattutina stanno per iniziare la loro seconda vita. Da scarto dopo la pigiatura, a prezioso ingrediente per il biomedicale e la cosmetica. Siamo nel cuore dell’Astigiano, qui dell’uva non si spreca nulla ma alla Nobil Bio Ricerche sono avanti d’un passo in tema di economia circolare. «Anni di test e prove di laboratorio ci hanno fatto comprendere le straordinarie proprietà delle svariate tipologie di polifenoli presenti nelle bucce e nei semi dell’uva», spiega Marco Morra, fondatore e amministratore delegato della società astigiana.

Il core business è il trattamento superficiale delle viti in titanio usate in sostituzione di radici dentali: «Con un processo complesso e delicato vengono preparate in modo da favorire l’integrazione nel tessuto osseo del paziente, stimolando la crescita di nuovo osso e prevenendo reazioni di incompatibilità», spiega il fondatore Marco Morra.

Nel 2015 è nata la start up Poliphenolia che produce creme per la pelle sfruttando i polifenoli estratti dalle vinacce di Moscato, Barbera, Grignolino e Croatina coltivati a poche decine di chilometri dalla sede. Tutte le fasi di lavorazione sono curate internamente fino all’ottenimento degli estratti che vengono caratterizzati dal punto di vista chimico e biologico. Ogni partita è sottoposta alla certificazione di qualità: «L’efficacia degli estratti viene verificata puntualmente con prove in vitro su cellule ossee e della pelle», puntualizza Giorgio Iviglia, ingegnere biomedico cofondatore di Poliphenolia.

«Abbiamo individuato le formulazioni adatte ai vari tipi di pelle andando a combinare con i polifenoli pochi altri ingredienti naturali e componenti attivi, dal burro di Karitè di coltivazioni ecosolidali ai derivati dal riso o dalla radice di rabarbaro, nessun colorante o fragranza». La crema per il contorno degli occhi e delle labbra Rotarius sfrutta i flavanoli contenuti negli acini di Grignolino, piccole molecole che si assorbono più facilmente dove la pelle è maggiormente sottile e dove le rughe sono più spesse. Vita e Origine sfruttano la grande varietà di molecole estratte dall’uva Barbera per riparare il collagene danneggiato dai radicali liberi. Con gli acidi idrossicinnamici della Croatina (il vitigno da cui si ricava il Cisterna d’Asti Doc) è stata creata Croattiva, che contrasta le macchie uniformando la pigmentazione della pelle. L’ultima nata si chiama Apicae, il nome con cui gli antichi Romani chiamavano il Moscato, l’oro dei vigneti di Canelli, dal 2014 patrimonio dell’Unesco. «Definiamo i nostri prodotti “cosmetici salutari”, non promettiamo un nuovo viso ma di mantenere una pelle sana», spiegano Morra e Iviglia.

Tre anni con il progetto I Territori della Bellezza hanno dato vita ai prodotti cosmeceutici con i polifenoli del Glera, il vitigno del Prosecco, e con l’Aglianico del Vulture. La carta dei vini applicata alla cosmetica si sta allargando: «Stiamo studiando le proprietà del Primitivo di Puglia – rivela Iviglia – collaboriamo con giovani società che, come noi nel Monferrato, stanno lavorando con passione per valorizzare il loro territorio».

Il prossimo passo sulla strada dell’economia circolare potrebbero essere gli scarti della nocciola. Nella cuticola abbiamo grandi quantità di polifenoli – prosegue Iviglia – inoltre è possibile estrarre un olio ricco di sostanze benefiche come acido oleico e linoleico, trigliceridi e tocoferolo che hanno effetti positivi sui sistemi biologici». Elementi preziosi non solo in cosmetica ma anche in campo alimentare e medicale.

Nel 2018 Poliphenolia è stata censita da Fondazione Symbola e gruppo Enel tra le 100 migliori eccellenze italiane nell’ambito dell’economia circolare: «È un punto fermo della nostra identità, la dimostrazione che lo sfruttamento consapevole degli scarti di produzione vinicola e non solo può generare un ciclo con significative implicazioni scientifiche, economiche e sociali», conclude Morra.